lanacaprina

 

 

 

 

Una piccola storia igNOBEL

 

 

Rubrica: Ru...diamoci sopra

by Lanacaprina

Quanta delusione, si erano attrezzati di braccioli, ciambella, secchiello e palette, - ”giù c’è sempre il sole, portatevi il costumino che la mattina la si passa al mare” e invece pioggia, ahimè, niente bagnetto.

Poveri cuccioli, tanti chilometri dalla Toscana a qui e niente spiaggia niente mare! Così, per tacitare gli inevitabili capricci, tutti alle giostre. Che tenerezza vederli scorrere sugli scivoli, spingersi sulle altalene, fare il girotondo, giocare a moscacieca. Belli, sani, felici e soprattutto giovani …giovanissimi.

Certo ad incontrarli ti fan specie, sono altissimi, uno è un gigante misura 222 cm e poi quell’accento “I-TA-LIA-NO” marcatamente polentone.

- “Chi siete?” – “da dove venite?” – chi è la vostra maestra? - e chi il capoclasse?”

- “siamo bambini toscanini, andiamo a messa la domenica, non rubiamo la marmellata, non facciamo la pipì fuori dal vasino e stasera giochiamo a pallacanestro qui da voi, al PalAlberti”.

Che carini, che tenerezza: -“ minibasket vero??!!”

- no, no serie A, serie A dilettanti. :-)

- “Suddai bambini siate i seri, non si dicono le bugie, altrimenti cresce il naso lungo come quello di Pinocchio”.

Che simpatia, li salutiamo raccomandando loro di non far arrabbiare il maestro il quale, con tono paterno, avverte premuroso che è già l’ora di pranzo e che occorre far presto perché nel pomeriggio si va all’oratorio per l’appuntamento invernale del GREST locale. Euforici per l’ameno programma, mano nella mano e tutti in fila fino al ristorante.

A tavola qualche capriccio: “voglio le patatiiiiiiiiiine!, maestro la nutellaaaa!, chi mi sbuccia la meeeeeela! Voglio il gelato!!!, presto la pipììì”...

–“Adesso basta!!!” Urla severo il Coachiuto Maestro, minacciando di non far giocare gli insubordinati ottenendo, in conclusione, giusta tregua.

Una capatina all’oratorio, per la felicità del sagrestano che ha trovato, finalmente, dei validi smorza candela per i ceri posti più in alto. Una partitina a calcio balilla, lecca-lecca in quantità… poi il ruttino e alle 16,00 precise adunata, tutti al Palas.

Il PalAlberti, a quell’ora, è già in festa, e l’impatto per i giovani senesi è senz'altro palpitante. Ai cancelli il buddacico servizio d’ordine ne saluta l’arrivo, l’addetto alle squadre ospiti li accompagna presso l’addetto agli spogliatoi che li scorterà fino all’addetto agli addetti che gli farà conoscere la mamma dell’addetto e quindi il delegato alle docce che lo guida fino all’incaricato alle magliette infine, uno per uno conosceranno: 27 dirigenti; 28 mogli (uno è bigamo, indovinate chi?), 108 figli dei dirigenti, generi e nuore, qualche amante e qualche innamorato, il general manager, il top manager, l’over the top, il team manager, l’addetto alla musica, lo Stewart, l’addetto al microfono, il microfono, le casse, una suora, 89 giornalisti, 13 cronisti, dodici ballerine, 10 forchette, l’addetto alle vettovaglie, la moglie dell’addetto alle vettovaglie, le tovaglie e la signora cui, nel frattempo, son venute le doglie…

Grati per gli attestati di simpatia e per le infinite strette di mano i ragazzini daranno prova di aver gradito scatenandosi in una ridda di prodezze e, per due tempi saranno loro a menare le danze noi, ospitali bontà nostra, li lasceremo fare… ma soltanto per quei quarti, limitandoci a qualche “coretto” per mezza partita!

Al PalaSanRemo si consuma la sfida tra “Schetti e maritati”. Si procede a fasi alterne: metà gara, per gli imberbi, l’altra metà per le “furie giallorosse”, bravissimi nel gioco e nel bel canto. Alla fine primi noi con la canzone papaveri e papere; secondi loro con lo sai che i papaveri son alti-alti-alti. Il televoto ci darà ragione, due punti buoni e questo a noi basta, ai ragazzini tanta marmellata e la granita mai prima assaggiata.

Passata è la tempesta: Odo augelli far festa, e la gallina, Tornata in su la via, Che ripete il suo verso: “andate affanculo bastardi”.

E si, questo è un buon motivo per ridere …della gallina.