lanacaprina
FantaCavalleria Rusticana

Romagna in fiore e il Ciuri Ciuri

 

Rubrica: Ru...diamoci sopra

By LanaCaprina

 

 

La fantasia è quel richiamo dell’inconscio che sublima il mistero dell’esistenza, essa non si può raccontare perché va sentita. Fantasia è acume, ingegno, creatività… è indossare incantevoli  sensazioni ed elevarsi in volo come in una storia magica.  (Lanacaprina)

Conte Cuba e Jack Panama sono stati chiari, bisogna predisporre la voga per l’ennesima, rapida, traversata dello stretto, i due conoscono a menadito quella striscia di mare e non hanno alcuna voglia di attardarsi in acque ostili.    I pericolosi buddaciorioles (pesci a forma di grandi labbra senza pinne ne spine ne sangue) possono assaltare l’equipaggio sfruttando il buio della notte e, se presi alla sprovvista, sarebbe impossibile sottrarsi al devastante contagio.

Er Panama, perciò, ordina ai più fidati di restare svegli per tutta la durata del viaggio assegnando ad ognuno le regole da far osservare affinché  il crepuscolo assicuri una notte vigile. Il Diarrea, armato il flaccido deretano, s’incarica di appostarsi a prua e di cospargere il ponte di nuvole puzzolenti e raffiche di disciolte merde; Agostino senza calzette, sale prontamente le scale di poppa e, smesse le scarpe di vetusto consumo, inizia a sventolare i piedi nauseabondi ai  quattro venti. 

All’indomani, nel corso dell’ alzabandiera, le mille lodi e l’encomio solenne fanno da contraccambio ai novelli Stanlio & Ollio per il lavoro svolto e la mole di puzzole acide cosparse. Tutto è andato come Er Panama e Conte Cuba hanno pianificato, il resto della milizia ha avuto una notte tranquilla, cullati da un mare placido tra acque immobili colorate da una luna sazia e milioni di stelle.

Quella stessa notte, riparato da una coltre di astri l’Otto, orfano dell’amato nove, viene scorto passeggiare solitario nei pressi della cambusa in cerca di grappa barricata, mentre nello stesso tempo, ma sul ponte opposto, la nove bis annienta impaziente l’ennesima riserva di fumabili con filtro bianco.

Anche questo viaggio si è avviato tra giusti auspici, non resta che promulgare  gli ordinamenti giudiziari imprescindibili:

  • regola n°1: nessuna regola;
  • regola n°2: le regole vanno rispettate;
  • regola n°3: non si ammette alcuna novità che possa costituire l’introduzione di altra regola.                                                                                                                                             
 
 

  L’editto viene accolto tra lo scrosciare plaudente dei festanti, il gaudio ed i canti di giubilo dureranno incessanti fino all’Executive Hotel forlivese dove giusto il tempo di lavare i piedi ed il sedere a Stanlio & Ollio e via di corsa al PalaFiera. Di questa sera ho il ricordo lucido di 3 soli momenti:

  - al botteghino, ma soprattutto l’incauta bigliettaia dai prominenti seni al vento e i tanti complimenti

    che s’è preso per la qualità di tale sua virtù; 

  - la gara, di cui è noto, io non ami mai parlare;

  - lo scemo col codino cui Silver’Otto e Dieghito il buono avevano riservato tanta “premura” ma che non

     ha gradito dandosela a gambe.

    

  Poco dopo, accompagnati i “pendolari” al treno, tutti al Ristorante di Angelo Faccetta Nera detto anche Benito faccia di culo.

  Scopriamo il locale per caso, più per “cazziare” che altro, per strada chiedo ad un tale Marino dove poter saziare gusti ed appetiti “strani” e questi, ubriaco fino all’inverosimile ci consiglia il suo amico, noi “allocchi di turno” ci “beviamo” l’assist e ci accomodiamo in sala. Qui scoperta la nostalgica fede lo tempestiamo di cori ruffiani e fratellanze degne della peggiore, esaltata, apologia. Il santo manganello  la farà da padrone finché l’invasato balilla non decide e ci propone il conto: il suo conto!!!!!!!!! - ela ela alala, gli urla in faccia Er Panama e chiudendo alle spalle le porte della cucina lo persuade a più miti, ragionevoli, consigli.

  Dimezzato il computo non ci resta che affrontare la notte. La temperatura è mite, l’Otto avverte forte l’odore “della drenalina” (adrenalina per chi non ha studiato), a pochi passi dal faccetta un pub aperto, frequentato da gente aperta e, noi aperti nei modi, apriamo il nostro cuore ad una Androgina figura che ci racconta di tre divorzi si, ma anche dei tantissimi, insaziabili, uccelli da Lei conosciuti. Io, qual buon samaritano, gli rammento che non siamo noi “l’america che cerca” e che giù, dalle nostre parti, meglio si proponeva Tindara a Palumbedda che, diversamente dall’androgina, quantomeno non aveva pretese. Incollerita “la diva” mi premierà in pieno viso, la colpa è stata mia per quanto ho riso. Poi di corsa nell’ennesima ricerca d’altro locale aperto, ma è troppo tardi, ovunque è chiuso… non ci resta che pisciare sul lucchetto all’ingresso di un cantiere maledetto e poscia a letto, domani è un altro giorno, si vedrà.

  Al suono della sveglia svettano le bandiere ed il raggiunto chiarore da luogo a panorami suggestivi, io ricordo che il mio cognome ha origini Tosco-Emiliane e che è facile riconoscermi nell’appennino innevato. Boka, smanioso, stila il suo programma: doccia, colazione, Cesena o Cremona che per Silver fa lo stesso, quindi panini e ritorno al’executive ed ancora doccia, cena e serata a Faenza. Silver-Otto è contento di andarci e riavverte gli effetti della sua, personalissima, “drenalina”, nove bis fuma tranquilla pregustando mirabolanti tuffi al bungee jumping. Cesena è una città bellissima tanto quanto Cremona, che non abbiamo mai visto ne noi e men che meno Silver’otto che continua a fracassarci i cosi detti su questa presunta similarità. Architettura di qualità, percorsi urbani perfetti, pulizia, quiete …ma soprattutto quel “caz”  di parcheggio a scomparsa …che ci ha dato il peso del nostro ritardo …e meno male che ci ha salvato la-drenalina.

  Torniamo a Forlì più convinti che persuasi, l’ennesimo lavaggio ci restituisce verve e brillantezza. Anche stavolta sono le 8,00 e bisogna raggiungere Faenza alle 9,00, o al massimo del ritardo, alle 9 bis e così sia. Parcheggiamo le auto nei pressi del Clandestino e ci affidiamo alla nouvell-cuisine dell’angusto il cui cuoco vanta sicula discendenza. Mangiamo bene, seppure in parca quantità, allietati dal sound di una giovane band sperimentale, in compagnia di un estroverso bevitore invasato di alcolici e psicofarmaci che ormai da anni da solo va vagheggiando, con costante interminabile frequenza, la stessa sera proviamo ad emularlo e ci riesce, in fondo a folleggiare siamo fuoriclasse.

  È mezzanotte, il locale sembra più un ring e noi dei pugili suonati, rammolliti dall’indole all’orgoglio meditiamo la resa, finchè!!!!!!!! Un incantesimo d’Er Panama, un prodigio e dal cilindro del nostro illusionista principe si materializza una magia: i tiramisù con le forme di due simpatiche “guagliuncelle” disposte a rovinare solidissimi sodalizi coniugali. 9 bis non condivide ed avvalendosi della LUNA di traverso, ma specialmente dei potenzi mezzi (una macchina digitale a prova di paparazzo) demolirà i programmi dei malintenzionati. Non ci resta che piangere, come ammoniva un mito, così ennesima pipì, stavolta sul lucchetto della nostra castità.

  L’indomani è già martedì - quel martedì - il tempo scorre tra le via di Bologna tra negozi e bancomatt. Alla stazione raccattiamo Lucas per le altre, nuove, magie. Al ritorno stipati nel carro bestiame familiarizziamo col simpaticone di turno, che apprezzerà l’autorità  del Conte Cuba e le persuasive maniere di Diego il Buono.

  Per Reed è sempre troppo tardi e tutto quello che non riguarda l’Igea è inutile. Ci ordina così lo sbarco al PalaFiera col compito, sia legge, di credere-obbedire-combattere …ci riesce tutto, ma ancora meglio, ci riuscirà di battere Forlì.  

  Di questo, anche stavolta, ho ricordo di tre soli attimi, di tre abbaglianti lampi:

  • l’ingresso al Palas;
  • l’intervallo al Palas;
  • la fine al Palas… e l’inneggiare delizioso in canto sulle note del siculo ciuri ciuri, tra ottomila occhi spalancati e quattromila feste rovinate!!!