pessimielementi

"PESSIMI ELEMENTI"

Rubrica di : barcellonabasket.net

a cura di Tequila

domande di Show

Questa settimana è la volta

di "Tequila" tequila

1) Per la gradinata tifo sei?

    - Tequila!

    2) Da che “parte” della gradinata stai: Sottosopra o Crazy Boys?

    - In maniera molto “democristiana” mi verrebbe da dire “in mezzo”! Scherzi a parte, in realtà non appartengo ufficialmente a nessuno dei due gruppi, anche se ovviamente per i trascorsi biancoverdi sono molto più vicino ai Sottosopra. Ai Crazy Boys  va però riconosciuto un grande merito, ossia quello di avere risvegliato il tifo a Barcellona.

    3) Solo una mente bruciata come la tua poteva pensare ad una rubrica come “Pessimi Elementi”: come nasce l’idea?

    - A Barcellona tutti sono, o fanno, i protagonisti; i giocatori giustamente tentano di esserlo in campo, “altri” non potendolo fare su un parquet, tentano di essere protagonisti in altri modi, magari su un palco in una sera d’estate o settimanalmente innanzi ad un invitante microfono, raccontando quanto siamo belli, bravi e forti.

    E i tifosi? I veri protagonisti, principale fattore della presenza del basket in città? Così nasce “Pessimi Elementi”.

    4) Quando nasce la tua passione per il basket?

    - Ricordo che a metà anni ’80 ogni domenica mattina trasmettevano su Italia1 una partita NBA commentata da Dan Peterson; restavo imbambolato davanti alla TV guardando gente come Magic & c. fare cose incredibili e spiccare balzi disumani; del gioco non capivo ovviamente nulla (anche oggi, direbbe giustamente qualcuno), ma lo spettacolo era super!

    L’amore scoppiò durante gli Europei svolti in Italia nel 1991 con la nostra nazionale protagonista, battuta in finale dalla Jugoslavia di Kukoc. Ricordo che dopo la prima gara degli azzurri contro la Grecia presi un secchio, lo sfondai e lo appesi ad un muro; con un pallone in mano, a modo mio, imitavo Nando Gentile.

    Da lì a qualche anno avrei incontrato la Cestistica…


    5) Come vedi il futuro del tifo barcellonese, considerato anche il seguito dei giovanissimi durante le partite accanto ai due gruppi organizzati?

    - Assolutamente roseo! A condizione che il basket a Barcellona abbia un futuro…


    6) Che sensazione provi quando metti maglietta e sciarpa per andare al Palazzetto?

    - E’ come andare ad una festa; differente è invece la sensazione che provo quando insieme a tanti altri pazzi metto una sciarpa al collo ed esco di casa, magari quando è ancora buio, per andare in trasferta. Rappresenti la tua città lontano da casa e dimostri che Barcellona non è ancora morta, che ci sono voglia, passione e desiderio di riscatto. A tal proposito permettimi di lanciare un personale invito a tutti quei ragazzi che frequentano regolarmente il PalAlberti, che magari vorrebbero contribuire alla nostra crescita ma non lo fanno per una sorta di “timidezza” o semplicemente perché non ci conoscono. Scendete in gradinata, ne vale la pena! Allo stesso modo li invito ad unirsi alle nostre trasferte; divertimento assicurato, nuove amicizie, esperienze sempre e comunque indimenticabili! E poi adrenalina a fiumi…


    7) Raccontaci quale è stata la trasferta più  bella nei tuoi anni di tifoso. Visto che sei l’ideatore di questa rubrica, è inutile che stia a ricordarti che aneddoti o racconti sono obbligatori.

    - “La trasferta” resta ancora oggi quella di Ferrara per gara1 di finale play-off del 1999.  Ricordo che arrivati a Bologna, appena usciti dalla stazione, entrammo con degli amici in un bar di via Indipendenza; al bancone, accanto a noi, vi era un signore ben vestito, con il giornale in mano  e l’aria distinta; vedendoci con le sciarpe al collo chiese incuriosito chi fossimo; spiegammo che eravamo in trasferta, parlandogli di basket e del meraviglioso campionato di B1; era un tifosissimo della Virtus che, tutt’altro che impressionato dalla nostra euforia, prima di andare via ci chiese: -“Ma a soldi come state messi?”“così così” rispondemmo noi, “ma in compenso abbiamo un entusiasmo incredibile, oggi siamo 300!”. Il tizio ci guardò perplesso e con un “Mah!”, ci salutò. Noi restammo basiti, senza capire.

    Ripensando col senno di poi a quell’episodio, ripensando alla fine che quella squadra avrebbe fatto da lì ad un anno, il tizio aveva ragione. Sicuramente però non immaginava che anche lui avrebbe fatto la nostra stessa fine. Sulla partita che dire, tensione assoluta, i liberi decisivi di Li Vecchi e l’esplosione finale; i nostri ragazzi arrivarono in un lampo sotto la nostra curva, Bianchi spiccò un salto degno del miglior Carl Lewis ed arrivò in mezzo a noi, io mi ritrovi ad abbracciare Brembilla… La gente piangeva, eravamo consapevoli di aver compiuto l’impresa.

    Al ritorno ricordo l’incontro alla stazione con i tifosi della Roma provenienti da Vicenza, in un primo momento ci guardarono male non capendo chi fossimo, sul treno invece si fece festa insieme, noi per la vittoria fondamentale appena conquistata, loro per la perdita dello scudetto da parte della Lazio all’ultima giornata. Alcuni di noi scambiarono le sciarpe con loro.


    8)Sappiamo in molti della tua passione per le tifoserie, per i gruppi organizzati, per i cori. Da dove nasce questa tua passione?

    - Sentire cantare insieme centinaia o addirittura migliaia di persone, le grandi coreografie, la goliardia, l’ironia tagliente degli striscioni. A questo aggiungi il sano campanilismo tipico italiano, la passione popolare, la “gara a chi è più bello”… Il tutto condito dal grande spirito di solidarietà che nasce all’interno di un vero gruppo organizzato. Credo che la passione per il tifo nasca da tutto questo.


    9) Da “esperto” di curve, qual è, a tuo avviso, la migliore tifoseria italiana?

    - “Esperto” è un parolone, comunque ti dico la tifoseria di Caserta per la passione, straordinari quando andarono a Pavia in più di 2000 e sempre legatissimi alla loro Juve; per organizzazione dico la Fossa dei Leoni di Bologna, con una tradizione ormai quarantennale; una menzione anche per i ragazzi di Avellino, originali e appassionati come pochi, anche se nell’anno di A2 in cui ci incontrammo non erano paragonabili a noi; 200 barcellonesi ad Avellino a fronte di una quindicina di irpini a casa nostra… Infine doverosa citazione per i ragazzi di Roseto, malati di basket come noi.


    10) Secondo te, in una ipotetica classifica (fatte le dovute proporzioni), la tifoseria Barcellonese in che posizione si colloca a livello italiano?

    - Se consideriamo la categoria in cui giochiamo, il pubblico di Barcellona non è secondo a nessuno; anzi, aggiungo di più; il pubblico è il vero motivo per cui qui da noi esiste la pallacanestro, il resto viene dopo. Immaginate se l’Igea avesse il seguito che hanno piazze come Ferentino, Latina, Agrigento, Trento, Potenza e così via… Non esisterebbe nulla. Siamo la “condicio sine qua non”  di questo fenomeno.

    Per quanto riguarda la tifoseria siamo al top per quanto riguarda la A dilettanti (la Fossa è fuori categoria), mentre a livello generale dobbiamo imparare ancora tante cose, ma siamo rinati da poco, c’è tempo.


    11) Pregi e difetti del tifo giallo-rosso.

    - Un pregio è indubbiamente la passione incredibile, una vera e propria malattia…  Un difetto? Ci vorrebbe un pizzico in più di originalità.


    12) Raccontaci quale è il tuo ruolo durante la preparazione e la realizzazione delle coreografie. Non dirci che non fai nulla...

    - Ogni tanto provo a portare qualche idea, puntualmente bocciata per troppo “estremismo”… sigh… per il resto delego reed per qualsiasi cosa….


    13) C’è una tifoseria con cui senti una maggiore rivalità?

    - Oggi no. Negli anni ’90 era bellissima la rivalità con Ragusa, purtroppo finita presto per cause di forza maggiore; un derby che credo manchi a molti.


    14) Doveroso chiederti qual è “La Partita” che non dimenticherai mai nella storia della nostra pallacanestro.

    - Sarà scontato, ma dico quella contro Ferrara, qui a Barcellona, che significò serie A.

    Uscimmo di casa prestissimo quel pomeriggio, coreografia da preparare, attesa snervante da combattere. Durante una passeggiata in via Roma con altri ragazzi vedemmo passare il presidente Bonina con lo scooter; nonostante lui fosse “dall’altra parte” sportivamente parlando e non ci conoscesse neanche, quando ci vide, con le sciarpe, la maglietta degli Irriducibili, ci salutò con un sorriso. Quando si dice “il destino…”

    Poi le ultime ore a precedere la partita, l’arrivo della gente con larghissimo anticipo, l’aria elettrica… una muraglia umana mai vista prima… le squadre sul parquet… il Fenomeno che si trasforma in Larry Bird, troppo alto per Zecca, troppo veloce per Ebeling… la sirena finale… Teo Soragna che si arrampica non so dove, prende in mano il microfono e invita la città a lasciarsi andare etilicamente…

    La nostra storia.


    15) C’è un cestista in particolare a cui sei rimasto legato nel corso di questi anni? Ed ancora, tra i tanti visti a Barcellona, quale è stato il più forte?

    - Quando questa domanda fu rivolta a Giovanni Perdichizzi, lui rispose senza esitare “Matteo Soragna”. Sono d’accordo con lui.

    Per il resto, da tifoso sono legato a tutti coloro che hanno dato lustro alla nostra città, a prescindere dalla categoria in cui hanno giocato.

    Poi è ovvio, a Barcellona si scrive “basket”, si legge “Ago Li Vecchi”.

    16) Nel basket preferisci più la difesa o l'attacco? O meglio, qual è la tua filosofia di gioco nel basket.

    - Filosofia di gioco!? Oh, mi hai scambiato per Phil Jackson?!?

    Diciamo che se guardo una partita da spettatore neutro preferisco vedere due squadre in grado di realizzare parecchi canestri spettacolari, magari a causa di difese un po’ ballerine, mentre spero sempre che la squadra per cui tifo abbia innanzitutto una difesa granitica. Questo perché credo fermamente nel detto secondo cui “Gli attacchi vendono i biglietti, le difese vincono le partite”. L’organizzazione difensiva credo sia essenziale, basta guardare la Mens Sana Siena di Pianigiani, macchina perfetta a partire dalla propria metà campo.


    17) Anche a te tocca rispondere a questa domanda: il miglior giocatore italiano, il migliore europeo ed il migliore cestista della storia del basket.

    - E’ difficile, se non impossibile, dire chi sia stato il più forte, ogni decade ha visto probabilmente un paio di protagonisti dominare la scena in Italia, piuttosto che in Europa o negli USA. Quindi preferisco dirti quelli che più mi hanno fatto divertire ed hanno contribuito ad alimentare la passione per questo gioco. Senza andare troppo lontano nel tempo direi Pozzecco (a Varese e Capo d’Orlando ha scritto pagine di storia) per quanto riguarda l’Italia, un personaggio che manca alla nostra pallacanestro soprattutto in termini di appeal; per quanto concerne l’europeo mi viene subito in mente “Il Principe del Baltico” Arvydas Sabonis; un armadio dalle movenze veramente principesche, pivot con capacità di passatore superiori a quelle dell’80% dei play del vecchio continente; per quanto riguarda il più grande di sempre, posto che Jordan era dotato veramente di poteri ultraterreni, faccio il nome Shaquille O’Neal; credo sia stato il giocatore più dominante di sempre, un vero e proprio scherzo della natura; avesse avuto percentuali decenti dalla lunetta… Inoltre è un personaggio assolutamente unico.


    18) Segui il basket europeo? Quali sono le squadre che negli anni ti hanno maggiormente impressionato per gioco, risultati e tifosi?

    - Seguo l’Eurolega, fondamentalmente per via della copertura mediatica e per lo spettacolo che offre, oramai degna alternativa al basket d’oltreoceano. Che squadre mi hanno impressionato? La Virtus di Ettore Messina e dei vari Jaric, Smodis, Griffith e Rigaudeau era uno squadrone; poi mi hanno impressionato il Maccabi Tel Aviv del signor Anthony Parker ed il CSKA degli ultimi anni guidato ancora da Ettore Messina. Per quel che riguarda i tifosi, quelli del Panathinaikos fanno veramente impressione.

    19) E la Serie A italiana?

    - Mah, secondo me l’egemonia di Siena paradossalmente non sta facendo bene al nostro basket; è talmente forte che tutte le altre lottano per arrivare seconde e questo sminuisce l’interesse per la serie A da parte di tanti tifosi. Anche a Siena si stanno stancando di vincere sempre, di vedere partite a senso unico; per loro quest’anno conteranno solo i play-off e le partite di coppa.

    Per il resto vedo troppi stranieri, a volte anche mediocri con conseguente mancanza di  italiani in cui i tifosi possano identificarsi. Mancano i “personaggi”; come detto prima, uno come Pozzecco, capace di attirare i riflettori, ci vorrebbe sempre. Ed infine non sarebbe male se Messina e Scariolo tornassero a casa.


    20) Dopo la prima sconfitta dell’Igea targata Gramenzi, quali sono le tue impressioni su questo gruppo. Pregi e difetti.

    - Credo sia un roster costruito con criterio, in grado di garantire a Gramenzi varie possibilità tattiche, con giocatori polivalenti e due under molto interessanti come Bonessio e Panzini. Per i difetti è ancora troppo presto. Sono comunque estremamente soddisfatto di questi dieci, anche se non reputo la nostra squadra una corazzata; abbiamo tutto da dimostrare ed è necessaria una grande umiltà.


    21) Siamo giunti alla fine anche per te, è stata faticosa me ce l’abbiamo fatta. Per concludere; sogni e le speranze per il basket nella nostra città.

    - Vedere, in un futuro non troppo lontano, i nostri figli, i nostri nipoti, chiedere come regalo di compleanno la canotta ufficiale dell’Igea Barcellona.