
"PESSIMI ELEMENTI" Rubrica di : barcellonabasket.net a cura di Tequila Questa settimana è la volta di "SempreSottoSopra"
- Per la gradinata tifo sei? - SempreSottoSopra!
- Inutile chiederti a quale gruppo appartieni… piuttosto dei Crazy che opinione ti sei fatto?
- I Crazy hanno un peccato originale: avere un varesino come socio fondatore. Comunque per quello che fanno al palas, anche se non so se sono 10 o 100, meritano un 8, per quello che fanno durante la settimana e per i preparativi un 2.
- Anche tu, come Reed, ti sei innamorato del basket vedendo giocare il Conte?
- Non essendo anziano come Reed, non ho avuto la fortuna di apprezzare il Conte dal vivo, mi sono dovuto accontentare delle videocassette. Da queste visioni è nato l’amore per il basket che ha avuto la sua definitiva consacrazione grazie ai maestri Ciccio Scardi e Nino Coppolino, all’Aia Scarpaci e ai miei primi compagni di minibasket, che sono ancora oggi i miei migliori amici.
- Lanacaprina ha definito i SottoSopra “una caterva di autentici terroristi”… Dopo anni di peripezie tu come vedi questa congrega dai neuroni bruciati?
- Nessuno può definire i SottoSopra meglio del Caprone. Se oggi esiste questa banda di matti che si diverte su e giù per l’Italia non possiamo che ringraziare lui che è ottimista e pessimista, aulico e triviale, eccessivo e minimalista, alto e basso, fantasioso e concreto, Febbraio e Maggio, rissoso e rispettoso, paterno e fraterno, camurriusu e spassusu, ma soprattutto sincero e amico, insomma l’essenza dei SottoSopra.
- I top players della gradinata tifo…
- Come in ogni squadra, ognuno ha il suo ruolo: Reed il deus ex machina, del Caprone mi pare che ho già detto tutto, Freddi, Coscia, Dieguito, il Conte e OhDario sono il nostro avamposto insuperabile, l’Avvocato Ragusano, Nino Veloce e Bokassa i guastatori, ‘Ndria il tecnico, RobertinoIoSoTutto l’eremita, NatoBaffo l’inutile, Peppuccio il cane sciolto, Ptrittu l’addetto ai conti. Infine c’è anche l’unico vero fuoriclasse, quello che non può avere un ruolo perché non può essere ingabbiato in nessuno schema: Spilla, maestro a tavola, con le carte, in autogrill, al telefono, in albergo, in nave e in pullman.
- Siccome anche noi siamo per la parità dei sessi, cosa possiamo dire per attirare ancora più ragazze in gradinata?
- Che per i playoff arriva Antrops. Anche se mi sa che in quel caso le ragazze farebbero la fila per andare in spogliatoio, non in gradinata. Non dimentichiamo che il comitato d’accoglienza ha una storia mica da ridere.
- Direttamente dal libro magico delle trasferte… i migliori racconti…
- La parola trasferta mi collega direttamente a Ragusa e mi vengono in mente due flash:
- L’esodo di massa per gara 1 di finale playoff in B1.
- Il ritorno in pullman dopo gara 3. In quest’occasione andammo in 40 per motivi di ordine pubblico, perdemmo la finale, ma al ritorno trovammo lo stesso il modo di divertirci. Telefonammo al direttore generale di Ragusa spacciandoci per giornalisti della Gazzetta dello Sport e ci procurammo i numeri di tutti i giocatori. Il Monchio li chiamò ad uno ad uno per far loro i complimenti a modo nostro…bei tempi.
Ovviamente ci sono le trasferte a Roseto, quelle a Cosenza, le tante trasferte di questi due anni, con il culmine di gara1 di playoff a Latina. Per tutta la giornata abbiamo messo SottoSopra le strade di Latina e lì è nato il famoso coro dei pompieri che poi abbiamo cantato al palas, sul bus, in treno ed ininterrottamente fino alla gara in casa.
Lo so, lo so…finora ho parlato solo di sconfitte, perché la trasferta vincente più bella è quella che non ho fatto: gara 1 di finale a Ferrara. Quel giorno lo ricordo alla perfezione: la sofferenza alla radio e le urla in balcone con Dario e Andrea, l’accoglienza alla stazione dei reduci che mi hanno portato in omaggio il pallone da gara, abilmente rubato dal Brisco mentre gli davano i punti sul mento causa rovinosa caduta dopo invasione, e infine le oltre 50 magliette che, dietro iniziativa della Capa, in gara 2 recitavano: “Ferrara, 23 Maggio – Gabri, io c’ero, tu no.”
- I migliori gruppi organizzati, ovviamente dopo quello agrigentino…
- Detto sinceramente, mi spiace che ad Agrigento non ci sia passione per il basket e di conseguenza non ci siano gruppi organizzati che colorano e riscaldano il palazzetto. Lo stesso vale per la maggior parte dei palas in cui sono stato in questi due anni. Del nostro girone penso che il tifo più caldo sia a San Severo, c’è un buon seguito anche ad Ostuni e a Trapani c’è un buon gruppo organizzato, ma poca partecipazione generale. Comunque in tutti questi anni di trasferta l’unica tifoseria che mi ha impressionato è stata quella di Roseto.
- Ti ricordi quando da ragazzini ci accalcavamo dietro il canestro dell’Aia Scarpaci…?
- Ovvio che me lo ricordo. Portammo tamburo e tamburista, prima Mario Giglio (grande Marius ndr) e poi Lino Liverpool, gente di livello. In B2 non c’era posto neanche sul tabellone e mi domando ancora come fece Antinori, allora alle Forze Armate, a fare 10/10 ai liberi col canestro che tremava: è l’unica sconfitta che ricordo all’Aia Scarpaci.
- Durante l’ultima trasferta alcuni giovanissimi volevano sapere il significato dello striscione “Roseto con noi”; vai con la lezione di storia…
- Roseto vuol dire rievocare le pagine più dolci e più amare della nostra storia cestistica. Come detto prima, fu l’unica tifoseria a impressionarmi e impressionarci e quando andammo là fu amore reciproco a prima vista: ne nacque un gemellaggio che dura tuttora nonostante le nostre e le loro disavventure. Quest’anno a Roseto non c’è il grande basket, ma noi sappiamo che prima o poi ritornerà, così come sappiano che i rosetani ci seguono e tifano sempre per noi. Lo striscione è un modo per far sapere a tutti che Roseto non è solo una pagina di storia della pallacanestro italiana, ma una città in cui la passione per il basket non morirà mai e prima o poi ci rincontreremo in serie A.
- Dalla Cestistica all’Igea; oltre ai colori cos’è cambiato?
- La Cestistica è nata dal nulla ed è cresciuta anno dopo anno sia come categoria che come pubblico, in numero e qualità: è stata un fenomeno unico e come ogni fenomeno unico ha attorno a sé l’alone del mito. L’Igea è nata per riportare a Barcellona quello che si era perso e vive di aspettative forse esagerate: da più parti si legge che DEVE andare in serie A, che DEVE vincere sempre e comunque. Forse è cambiato questo nella percezione degli addetti ai lavori: la Cestistica era una favola e comunque andava era una festa, l’Igea ha il dovere di salire, se no è un fallimento. Ovviamente io non la vedo così e credo neanche la stragrande maggioranza del pubblico barcellonese, per noi non è cambiato nulla rispetto a 10 anni fa: è passione, divertimento, risate, trasferte, entusiasmo.
- Ma a te non mancano i ragusani? - Eccome se mi mancano!! Come già detto i ricordi più belli sono legati alle sfide con Ragusa e agli “incontri” coi ragusani. Auguro loro di tornare presto ai massimi livelli.
- I miglior quintetto della storia barcellonese… - Abram, Soragna, Laganà, Li Vecchi, Bragg. Sesto uomo Romba.
- I cinque migliori di ogni tempo.
- NBA: Magic Johnson, Jordan, Bird, Malone, Kareem Abdul-Jabbar.
Italia: Gentile, Myers, Riva, Fucka, Meneghin.
Resto del Mondo: Petrovic, Ginobili, Kukoc, Oscar, Sabonis.
- Barcellonabasket.net è diventato un vero punto di riferimento per il basket di casa nostra, e più guardo il sito che ci ospita e più penso che Show e 30Gradi siano due folli… ne convieni?
- Antonio Raimondo e Filippo Scilipoti, rendiamoli noti perché se lo meritano, hanno fatto e continuano a fare un lavoro straordinario e il sito ha raggiunto un livello che va al di là della più ottimistica aspettativa. L’unico difetto che hanno è che non vogliono mai taroccare i miei pronostici del gioco.
- Il basket italiano attraversa obiettivamente un momento critico; tu cosa cambieresti immediatamente?
- Farei poche regole, ma chiare e con la certezza che vengano rispettate, sulla solidità e la correttezza dei bilanci delle squadre.
Farei in modo che ci sia convenienza ad investire sui vivai.
Nella A dilettanti, toglierei il vincolo degli under. Per me è assurdo che un ragazzo di 23 anni venga considerato under e fatto giocare solo per questo suo status. Penso succeda solo in Italia, visto che altrove a quell’età sono titolari in Eurolega. D’altronde serve solo a regalare illusioni perché a quell’età o sei un valido giocatore o non lo sei.
- Senza essere troppo cattivo, l’Igea di Gramenzi come la vedi?
- Non sono cattivo, ma neanche ruffiano. Finora l’Igea non ha espresso quelle che sono le sue enormi potenzialità, non ha dimostrato un’identità definita dando l’impressione di adattarsi al gioco dell’avversario e non di imporre il suo gioco, col risultato che può vincere contro tutti, ma anche perdere contro tutti. Inoltre non è mai successo, tranne in due/tre partite, che tutti i giocatori mandati in campo abbiano reso al massimo delle loro potenzialità. Spero che ciò succeda ora che arrivano i playoff, il momento caldo della stagione, perché così ne vedremo delle belle.
- Come consuetudine, sogni e speranze per la pallacanestro barcellonese…
- Il sogno è che i ragazzi che oggi puliscono il parquet durante le partite tra qualche anno siano in giro per l’Italia non per tifare Igea, ma per giocare a basket.
La speranza è che tra 20 anni, una domenica sì e una no, noi saremo ancora in giro a far felici i ristoranti di tutta Italia, magari con qualche puntata infrasettimanale in Europa.
Infine, consentimelo, voglio ringraziare chi ha deciso di chiamare la nostra gradinata tifo “Salvo Sottile” perché Salvo, in campo e sugli spalti, ha vissuto il basket come piace a noi: con agonismo, voglia di vincere, ma sempre col sorriso sulle labbra.