pessimielementi "PESSIMI ELEMENTI"

Rubrica di : barcellonabasket.net

a cura di Tequila


Questa settimana è la volta

di "RONDO"


- Per la gradinata tifo sei?

- Rondo! 

- Tanto per cominciare… quando ti vedremo in pianta stabile in gradinata?

- Era mia intenzione “trasferirmi” in gradinata già qualche tempo fa, ma la società mi ha chiesto di curare le telecronache per la Lega... Un ritorno al passato, direi, che mi ha fatto enorme piacere. Ma i ragazzi della gradinata sanno che su di me possono sempre e comunque contare. E poi, in trasferta, non avrò “impicci” che mi impediscano di tifare con loro. 

- SottoSopra, Crazy Boys e adesso anche i Vacanti… Ti chiedo innanzitutto cosa pensi di questi gruppi e poi se non ritieni essere troppi per una città piccola come Barcellona… Non sarebbe più produttivo fondersi e schierarsi dietro un unico striscione?

- Ogni iniziativa a sostegno della squadra e della gradinata deve essere accolta di buon grado. Ci sono realtà anche più piccole di Barcellona dove tante sigle convivono e cooperano senza problemi. Occhio però che uno striscione non è il punto di arrivo, ma di partenza per un gruppo o club: il pane quotidiano deve essere la condivisione di una passione, certo, ma aspetti di vitale importanza come la presenza in trasferta non possono essere accantonati. Anzi, la trasferta per un gruppo, come l'apporto corale, E' TUTTO. 

- C’erano una volta i Gremlins… come e perché nacque quel gruppo…

- I Gremlins nacquero per iniziativa del sottoscritto e di alcuni ragazzi di S. Antonino. Era un modo per vivere goliardicamente il basket e per dare un'alternativa alla strada a molti di quei giovani. Era una gioia vederli insieme a mangiare, a ritrovarsi per cucire una bandiera o dipingere uno stendardo. Ricordo che casa mia divenne la sede ufficiosa del gruppo e, anche se la nostra storia fu breve, mi piace ricordare che fummo i primi a tifare in piedi e che la nostra sciarpa a bande, dapprima tanto criticata, fu addirittura giudicata la più bella tra quelle all'epoca realizzate. 

- Da massimo esperto ultras… i migliori gruppi italiani, nel mondo del basket e non solo…

- Intanto grazie per “l'esperto”, ma mi ritengo solo uno che parla “con cognizione di causa” grazie a tanti anni di militanza curvaiola. Nel calcio sono scomparsi molti gruppi storici, ma a livello di curva tante realtà sono rimaste ai vertici come colore, calore e numero (Genoa su tutti). Ci sono città dove la squadra di calcio è una “religione” e di conseguenza il ricambio generazionale per i gruppi è fisiologico: Bergamo, Livorno, Brescia, Roma (entrambe le sponde), Napoli, Pisa. Nelle serie minori mi piacciono molto Cavesi e Monopolitani, tanto per ricordare che “la fede non conosce categorie”. Poi ci sono quelli che non mollano davvero mai: i Catanzaresi e i Veneziani. A livello cestistico, ho conosciuto da vicino gli Ultras di Montecatini, di grande mentalità e compattezza. Rimane unica la FDL Fortitudo Bologna, ma splendide realtà sono Pesaro, Treviso, Siena e, mi permetto, anche Reggio Calabria, dove il Total Kaos, sebbene non numerosissimo, in quanto a mentalità e stile non ha nulla da invidiare agli altri. 

- A proposito di ultras… a parte la demonizzazione mediatica del fenomeno, perché secondo te nella Barcellona cestistica il movimento non ha mai preso piede? Vuoi provare a spiegare cosa significa essere ultras?

- Purtroppo a Barcellona si indica come “Ultras” il teppista, il delinquente. Quello che durante la settimana delinque e la domenica... pure. Ricordo che tempo fa un amico di Barcellona venne con me in curva a Reggio. Era titubante. Poi divenne incredulo, quando gli indicavo i miei “fratelli curvaioli” che nel quotidiano erano commercialisti, informatori scientifici, farmacisti (…), impiegati, studenti e padri di famiglia. Il dopo Raciti non ha certo aiutato e certe frange, presenti in ogni curva, che curano solo scopi di lucro, non aiutano a cambiare l'opinione della gente. Ma ripeto che prima di giudicare bisogna conoscere: cosa che non sempre, per non dire mai, fanno i moralizzatori televisivi che vogliono convincerci che la gente allo stadio non va per la violenza anziché per i biglietti costosissimi, per gli orari impossibili, per la concorrenza della Pay TV e per l'odissea da vivere per avere un biglietto nominativo. Il basket oggi è ancora un'isola felice, ma se un giorno queste restrizioni dovessero invadere anche questo mondo, i palazzetti saranno destinati a svuotarsi. Essere Ultras significa essere una persona assolutamente normale, che dedica gran parte del proprio tempo libero al GRUPPO (e non alla squadra, come molti erroneamente pensano). Significa organizzare trasferte, realizzare materiale non a scopo di lucro (ma questo non vale per tutti, purtroppo), condividere passioni, sacrifici e gioie con gli amici di sempre e ai quali mai volteresti le spalle. Significa anche essere pronto a difenderti in trasferta se necessario ed essere pronto a difendere il tuo territorio se non sei rispettato. Significa confrontarti sempre e comunque con chi la pensa come te e mai con chi il tuo mondo non lo ha mai vissuto, non lo ha mai voluto conoscere e lo giudica a priori. Significa rifiutare il vandalismo gratuito e significa, con la consapevolezza di combattere una guerra persa in partenza, dissentire dagli abusi di potere che, nei pressi di uno stadio, conoscono spesso il loro apice. 

- Una vita spesa a seguire la Reggina su e giù per lo Stivale; con un calcio sempre più malato non ti è mai passato per la testa di dedicarti esclusivamente al tifo per la palla a spicchi?

- La Reggina è una malattia, è il mio cordone ombelicale con le mie origini e l'amore verso la maglia amaranto non cesserà mai. Ecco, se parliamo di “calcio malato”, la tentazione è stata fortissima tante volte. E ultimamente ho ceduto qualche volta. Ma il mio modo di vivere il tifo paradossalmente mi impedisce di dedicarmi solo al basket: gli spalti so viverli solo in un modo e a Barcellona, come purtroppo abbiamo detto prima, il terreno non è fertile, o non lo è ancora, per il movimento Ultras. Anche perché  molti tifosi storici fanno ciò che fanno gli Ultras (materiale, trasferte, apporto canoro, colore, etc) ma rifiutano sdegnosamente di essere definiti Ultras. 

- Hai vissuto in pieno il periodo della Cestistica, mentre adesso sei in prima linea nel progetto Igea; che differenze riscontri tra i due periodi?

- La Cestistica era considerata patrimonio di un singolo e non della città. E la fine della Cestistica la conosciamo. Il progetto Igea lo vedo più genuino, più legato alla città e non alle ambizioni di qualcuno. E preferisco non aggiungere altro. 

- Rimanendo in tema di paragoni, ho l’impressione che il pubblico barcellonese sia cambiato rispetto agli anni in biancoverde; oggi si arriva al palazzo all’ultimo minuto, si critica facilmente, a volte sembra che la vittoria sia un atto dovuto in nome di non si sa cosa… sbaglio?

- Sono i tempi che cambiano. L'imborghesimento colpisce tutti. Un tempo era una festa arrivare al palasport e VIVERE il prepartita, ora ci si preoccupa di trovare un comodo parcheggio, di non “perdere tempo” prima e di tornare a casa subito. Poi la falsa convinzione di dover vincere sempre e comunque secondo alcuni giustifica i mugugni se vinci soffrendo o se perdi una partita in più. 

- Una domanda che ho fatto più volte e voglio porre anche a te; qual è l’importanza del basket nella nostra città da un punto di vista sociale?

- Il basket in città può essere motivo di riscatto sociale e di crescita se non rimane fine a sé stesso. Mi spiego: se il barcellonese si sente “cittadino italiano” solo dentro il PalAlberti, allora il basket sta facendo danni. Il basket, la ribalta che tutti insieme vogliamo conquistare, deve essere la molla perché Barcellona sia una città più civile, più vivibile, migliore insomma. Potremmo presto ricevere  tifoserie anche blasonate, come semplici tifosi da ogni parte d'Italia. E state certi che l'immagine che esporteremo non sarà solo quella del PalAlberti in festa, ma anche e soprattutto quella della città che oggi, purtroppo, non è invidiabile.  

- Come sta la società  Igea?

- Benissimo. Economicamente e non solo. Il presidente Bonina ha un progetto serio e, a differenza di tanti, termina ciò che inizia. I collaboratori sono tutti validi professionisti, dal DS Santoro al grande Benedetto Orti Tullo. E' una grande famiglia e non una “setta”, tanto per rifare qualche paragone con il passato. 

- Neanche tu puoi sottrarti… cosa prometti in caso di promozione in Legadue?

- Prometto di girare a petto nudo al PalAlberti: considerando l'entità dei miei “lardominali”, inizio a vergognarmi da ora... 

- Parliamo un po’ di basket giocato; al termine della stagione regolare ed in attesa dei play-off, qual è la tua opinione sulla squadra di Gramenzi?

- Una squadra fortissima, che non sempre esprime le proprie potenzialità. 

- In conclusione, sogni e speranze per la pallacanestro barcellonese…

- Il mio è il sogno di tutta la città. Ma per scaramanzia non lo dico...